VotAntonio (Ingroia)

Era già da tempo un ex magistrato, ammesso che lo sia mai stato davvero, un magistrato. Ma adesso c’è la sanzione ufficiale: Antonio Ingroia torna dal Guatemala, chiede l’aspettativa al Csm, e finalmente si candida alle elezioni con il partito delle manette, la lista arancione di Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro. Insomma ha raggiunto l’obiettivo che coltivava da anni. Era ora.
18 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 15:55 | 16 AGO 20
Immagine di VotAntonio (Ingroia)
Era già da tempo un ex magistrato, ammesso che lo sia mai stato davvero, un magistrato. Ma adesso c’è la sanzione ufficiale: Antonio Ingroia torna dal Guatemala, chiede l’aspettativa al Csm, e finalmente si candida alle elezioni con il partito delle manette, la lista arancione di Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro. Insomma ha raggiunto l’obiettivo che coltivava da anni. Era ora. E ci sarebbe proprio di che essere lieti per la fine di un equivoco se solo non restasse nell’aria la certezza acre di una carriera studiata e pasciuta sulla pelle di imputati eccellenti, carabinieri eroi, ex ministri galantuomini, servitori dello stato mascariati dalla più evanescente delle accuse: la Trattativa stato mafia. Ingroia ha sempre incrociato la sua attività professionale con il giornalismo e con la polemica politica, sin dai tempi delle comparsate sui palchi dei vari partiti comunisti, in un cinico intreccio che i suoi stessi colleghi dell’Anm hanno stigmatizzato. Nella sua ultima apparizione televisiva, da Michele Santoro, parlando di indagini in corso ha aggredito il presidente della Repubblica e insultato il Csm: si è sempre mosso su un crinale esile in cui non si capiva mai dove finisse il magistrato e iniziasse il politicante di professione. E che dire del Guatemala? Abbandona il Sudamerica, dove era voluto andare, e lo fa dopo poco più di un mese, e dopo qualche articolo autocelebrativo pubblicato da un certo, violentissimo, Vernacoliere delle procure. Ingroia abbandona, dunque, come aveva già lasciato Palermo e la traballante inchiesta sulla trattativa. Ma – attenzione – pure stavolta molla soltanto dopo aver tratto, anche dal Guatemala, il massimo profitto d’immagine (e non di indagine).